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Piango le lacrime di uno scempio che non comprendo. Le lacrime di braccia amputate all'abbraccio, le lacrime che strappano la carne dalle ossa, le lacrime di fragili germogli umidi ancora di nascita, offesi da un mefìtico abbandono. Piango la disperazione delle maternità congedate alla ragione e rimesse all' amnesia della disperazione, che non concede neppure il pensiero di uno scampolo di lana per scaldare la probabilità della morte. Piango la forza dei vagiti che urlano alla vita, come se già prima di nascere si conosca la differenza... La vita nonostante tutto... Nutrico con fatica l'ipotesi di una cardiopatica sopravvivenza, pensando a come possa ancora battere un cuore che ha perso la sua metà, a come possa ancora ritrovare i pensieri e i propri passi colei che ha incelofanato e gettato nel disumano nulla la propria maternità. Piango la medietà che non trovo, l'assenza di un angelo disertore non più custode di tesori.
eve (testo di evelina ©)
Ho nel naso l'odore della musica e nello stomaco un agrumato languore, vorrei ballare con te la notte per averti addosso nella lentezza di questo momento. Sorrido... mentre canticchio pensieri leggeri, motivetti bagatellati nel torpore di una tenebra intrisa di melassa. Alle tue braccia aperte ancoro il mio abbraccio mentre le gambe incrociano intimi arabeschi... Svampisce la cognizione di me e del tempo, capovolgo la clessidra e con essa tutto quello che ho intorno... C'è il cielo ai miei piedi liquescenti e il bambagioso bianco delle nuvole, non riesco più a baggiolare le idee... Vorrei ballare con te tutto il blu della notte, sospesa nell'ubriacatura del tuo respiro, alchimia di ritmi e sinapsi... Ancora un giro di note... Ancora un giro di_vino.
eve (testo di evelina ©)
Ti amo per il rosso che respiro quando sono con te, scarlatta emozione, scaramantica panacea contro l'anatema di sterili ed avvizziti sogni disincantati. Col rosso ti parlo negli occhi inzuppando le parole nel battito liquefatto del mio cuore. Sa di fragola il rosso del sapore che ingoio, mentre come una rosa rossa sboccia la mia bocca sulla tua.. Di vino rosso la mia ubriacatura fermenta il sangue nelle vene Di carta la mia pelle assorbe sulle guance il rossore della mia voglia imbrunita... Regale appare il cielo nella sua porpora ora che il sole addormenta il giorno nella seta di rosse lenzuola.. Ti amo per il rosso che respiri quando sei con me.
eve (testo di evelina ©)
Quando il dolore si fa conoscere ancor prima di saper leggere e scrivere, cresci portando negli occhi le lacrime della tua infanzia... Ti rendi conto di avere un tempo che appartiene solo a te... troppo veloce per un bambino, troppo lento per un adulto. Ti ritrovi con una palla in mano e non sai più con chi giocare... Pensi solo alla difesa senza più accorgerti che sei diventato censore di te stesso. Misoneìstiche barricate chiudono in un cerchio la tua vita e non ti basta la consapevolezza, non ti basta la rabbia, neppure il dolore è più così forte da spingerti a saltare oltre il vuoto di quel che ti è stato tolto. Non ci sono ponti a permetterti il passaggio puoi solo saltare, devi saltare! Un solo podistico salto e sei fuori dal cerchio. Puoi tenerti la palla ma corri... corri.
eve (testo di evelina ©)
Suona per me un violino zigano... malandrino vellichio di note, come un filo d'erba a solleticarmi il collo... Distesa sul fianco dondolo pensieri di zucchero, volluttosa come la marea che si muove gonfiandosi alla luna. Languido preludio di un sogno, adolescenza infinita, non v'è data per certi intimi sorrisi. Il bianco dilatato del mio seno inorgoglisce all'empio sospiro trattenuto. Come miele filante scivola il sonno sui miei occhi... Suona ancora per me quel violino zigano.
eve (testo di evelina ©)
Il vento si muove carico di quel che vortica e sospende con sè... Straccivendolo ambulante canzona soffiando al suo orizzontale passaggio. Mescola odori ed umori, allontana ed avvicina la variabilità dei pensieri... Sciorina le parole come panni stesi ad asciugare Importuna con carezze inattese, imprime sudari calcati sulla pelle. Sbandiera le vesti ai suoi capricci di gloria. Il vento è un carnevale bizzarro, stelle filanti in testa, coriandoli di polvere negli occhi e nella bocca. Applaudono le foglie alla sua forza che sfida il verticale peso della gravità. Ma ci sono pesi invisibili che non mettono mai ali, fili di piombo che ancorano ciascuno di noi. Dicotomiche coscienze
contese da cuore e ragione. Intime correnti emozionali zavorrate dalla consapevolezza... Al vento lascio solo il mio saluto.
eve (testo di evelina ©)
Voglio nuotare l'affanno del tuo mare, l'affanno del mio respiro, aprire gambe e braccia alle tue mareggiate... Voglio affondare nelle tue spinte con la pesantezza di una spugna inzuppata, per tornare in superficie a riprendere fiato con la leggerezza di un sughero... Voglio il tuo movimento addosso da seguire, come una trapezista appesa al mulinello della tua lingua, ad occhi chiusi perdere l'equilibrio della ragione credere di morire nella vertigine che mi risucchia al largo delle tua grida... Aperta... aperta di te, sfinita di te... Solo brevi naufragi pauseranno questa furia d'amore, naufragi in cui non avrò il tempo di asciugare la mia carne perchè l'alta marea deve ancora giungere violenta e golosa a trascinare le mie gambe nel tuo abbraccio infinito... Infinito come ciò che non vedo più oltre te, oltre me... Forse sono già morta... non lo sò, non sento che te a battermi dentro. Ritroverò il mio cuore solo quando la più dolce delle tue onde mi cullerà a filo d'acqua... A fil di bocca... ritroverò i tuoi occhi , ritroverò le mie gambe e le mia braccia... ritroverò il mio stomaco con le sue farfalle. Ritroverò la mia vita che credevo persa. Spegni la luna a-mare mio... Non ho bisogno della sua luce per ritrovarti.
eve (testo di evelina ©)
Nell' oloroso cielo dell'ormai prossima primavera, la bruna viola colora del suo sguardo quel che già la stagione avea ricolorato. Inquieta e un pò spaurita per uno sconosciuto fremito che fa vibrare i petali nascosti della sua intima corolla, piccola e solitaria a tradirla solo le sue foglie, impudiche a mostrare la forma del suo cuore. Viola del forestiero pensiero, che ancora nessuno ha mai tradotto. Viola del sommesso languido canto, che ancora nessuno ha mai udito. Ma venne il giorno in cui un vento esploratore, la mosse all'aprico bagliore di un sole che volle far l'appello di tutte le sue cose, scostandole di dosso il sonno del suo muschio. Si guardò intorno ancora più disorientata colta nella flagranza del suo lungo letargo di reato. Si volse a chiedere l'aiuto alla parentale ombra degli alberi suoi, ma neppure un ramo la soccorse, nè una materna fronda la riparò... Allora riguardò al cielo augurandosi il grigio di una pietosa nuvola... ma terso il cielo strizzò l'occhio al sole poi guardò altrove ad estendere il suo azzurro. La viola allora sentendosi violata si chinò alla terra inzuppandola della sua vergogna. E fu allora che il suo destino toccò la mano che la vide e la colse decisa. la mano che quasi la spezzò tra le sue dita... la mano che le ridonò l'ombra perfetta di un goloso bacio.
eve (testo di evelina ©)
Piange la realtà con chiarosonanti singulti, impotente, nel non poter attribuire la stessa voluttuosa consistenza dei sogni . Coriacea s'impone al sorgere di un coscenzioso risveglio. non v'è miracolo a redimere il peccato che macchia la mia carne. l'usura del tempo cronicizza e peggiora quel che nulla può guarire. Vorticali giostre, strapazzano rese e speranze, Qual'è la bellezza che di me, può salvare il mio mondo? Quale impavido sguardo potrà mai vederla... oltre il difetto, oltre il mio chiaroscurante dolore. L'idiosincrasia per la stantia ripetitività dei soliti pensieri, è insopportabile e quel che è più grottesco... è che sarà solo la notte a pausare tutto ciò. La notte con le sue illusioni ottiche.
eve (testo di evelina ©)
Vorrei cambiare pelle... come si fa togliendo un vestito di dosso, lasciandolo cadere a terra con il mio passato, vorrei togliermi dai piedi i passi che ho camminato. Vorrei non sentire il freddo disagio della mia nudità, avere il coraggio di guardarmi allo specchio senza l'allestimento della solita parvenza, senza il vano simulacro del vero. Nuda e ancora cruda di questa nuova coscienza vorrei poter fare a meno dei chiaroscuri ed avere la sfacciataggine della luce, vorrei la bambagia delle carezze addosso per non sentire il dolore delle mie ferite. Vorrei sciogliere il nodo alle mie gambe serrate, alla mia carne castigata dalla clausura delle mie paure. Vorrei che la morte mi sorprenda da viva.
eve (testo di evelina ©)
Nella gestosi di una notte già pregna dell' aprìco giorno che sta per nascere, vagabondano come soldi falsi gitane memorie senza trama. Arcaiche immagini appese ad un sottile filo di organzino come panni stesi dimenticati alla finestra della mia genesi. Da li ebbe inizio tutto quel che ho camminato, tutto quel che ho saltato. Ma pur nei balzi ho respirato aromi, gli stessi che oggi olorano la mia età. Mi promettevo "Roma e tòma" nella baldanza di futuribili idee, ma la vita è un capriccioso arabesco tatuato su ognuno di noi già alla partenza. Nei luoghi natii ripasso i miei passi, ancora vestita di bianco scolaresco dappiè di un pozzo, nascosto dallo stoico abbraccio del suo castello, fu quello il luogo dei miei quaderni che lascio ora tomàre nel suo fondo. Di tutto quello che ho perduto voglio salvare le mappe dei miei originali peccati e con esse la mia consapevolezza.
eve (testo di evelina ©)
*Promettere Roma e tòma (fare grandi promesse) modo di dire locale
In un tempo che non è pausabile, abbandono a sè stesso il mio estatico sguardo al sipario aperto delle tue braccia nude. La paurevole censura delle mie inquietudini castiga le parole... In silenzio pascolo l'idea di te, mentre il mio impavido cuore suona già il suo madrigale.
eve (testo di evelina ©)
Sacrifico parole alla clausura di un foglio, fotografandole con la penna. Parole destinate a non essere dette, ma lette Con vocazione poetica distillo l'essenza, liberalizzandone il principio vitale. In un tacito atto di fede affido le mie emozioni alle parole, convincendomi di credere che anche per esse esiste il paradiso. Ma se con la mia bocca potessi portare verbosi baci al tuo respiro... Sarei beata in questa vita, beata me e l'alma delle mie parole.
eve (testo di evelina ©)
Cosa ho davanti... Tunnel di asfalto in corsa, strappi di cielo bianco, case sfumate, alberi inceneriti dalla velocità. Intermittenze di pensieri distraggono la mia attenzione... Non mi sento, non sento il mio respiro, non sento la mia pelle... un sole anemico trova ancora la forza di riflettermi sulla polvere di un vetro. Non sono io che guido la corsa, posso guardarmi tutto il tempo che voglio. Non mi riconosco, tolgo gli occhiali da notte, sposto i capelli dietro l'orecchio, provo a ripetere un' espressione che mi orienti verso il ricordo di me ma non ci riesco, quello che vedo è solo un'affannata somiglianza... Ma dove vado conciata così ... Che identità avranno i miei pensieri, dove metterò tutte le considerazioni che sono abituata a fare, con la coscienza di quello che ero e che ora non sono più. Dovrò alleggerire l'armadio delle mie pretese, inutile tenere quel che non potrò più indossare... Via, via i colori dei capricci, via l'abito della festa con cui spavalda fingevo di non chiedere d' essere "riconosciuta". Io, che non ho mai mosso un passo senza i miei soliti bagagli non riconosco più la mia zavorra. Nulla di quel che ho sembra essere più mio. Ho paura... Grazie al cielo ho ancora paura ! la paura la riconosco.
eve (testo di evelina ©)
E' giunta virulenta la befana! A cavallo di un trojan paludato, sogghigna mentre alza la gabbana e butta al mio camin il "sinistrato"...
Di colpo si riempie la calzetta di bacilli, spirilli e tanti cocchi... Però, com'è affettuosa la vecchietta ! Ignor così il virus degli allocchi...
Ed or, mentre io mi faccio un areosol, scansiono l'antivirus al mio "piccì" insisto fino al sorgere del sol... ma non ne vengo fuori... etchì! etchìì!
Resto così, con la speranza vana, mentre piango la sventura mea, che ripassi di qua un'altra befana con pieno il sacco di sana panacea...
eve (testo di evelina ©)
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Con scarpe di piombo sforbicio passi, che tagliano la strada... Coriandoli alle mie spalle. E' quel che resta di una notte di festa. Da un vetro lacrimevole, incanto lo sguardo al pluvioso movimento di questo inizio d'anno. Dal cielo piovono pensieri, come "manna montata" a neve... Nessun segno di postumo stravizio. Ma l'uggia insopportabile della solita sobrietà. L'essere sobria è il mio vero vizio. Svampita inquietudine di una tempesta che ridiviene quiete, in un bicchiere di acqua.
eve (testo di evelina ©) |
Verdi sere dal sapore di menta, pizzicano in bocca e negli occhi... Pensili pensieri senza trama deformati dal vizio dell`usura, stan su da soli come oppiacei deliri senza il sostegno della volontà. Svagola così la consuetudine d`una giornata finita come tante altre, svampisce la coralità della quotidiana condivisione... E` dell`abaco il tempo, si tirano le somme e s`allentano le some. Con bramosia ritrovata si pensa al dì che segue... Olorosa la speranza nutrica il digiuno patito, svelena il sangue ed opime spoglie lascia alla notte.
eve (testo di evelina ©)
Ho toccato un sogno con le dita... Avrei voluto che scivolasse sull'anulare sinistro, per legarlo alla mia vita... Un paradiso dove poter andare e tornare tutte le volte che avremo voluto ma da questa vita... Ho sognato un tocco con le dita... un brivido rincorso, accarezzato e trattenuto nella tua mano dove io sono svenuta... Nella tua bocca ho ritrovato il mio respiro, e un altro brivido mi ha ridato vita... Il bianco del mattino mi ha destata, l'empio movimento di un sospiro ha raffreddato il mio lenzuolo di sonno... ed è in quel momento che ho riconosciuto la carezza abbandonata dalle mie dita ancora umide di quel paradiso soltanto delirato... Tanto più sinistra è apparsa la mia mano senza quel sogno legato al dito... Tanto più lontano è quel gusto che ignoro... Preparo un caffè... e del suo sapore mi irroro, fisso il mio sguardo in quel nero fumante... mandando giù l' assenza bruciante.
eve (testo di evelina ©)
Notte di Natale... Notte di comuni pensieri, comuni a tutti, diligentemente appuntati
come sfere di vetro colorato, su steli di piramidi verdi a testimoniare la storia,
ad imbandire la ricorrenza. Gemellaggi di gesti, di riti e tradizioni, come cori silenti di ninna nanne antiche da sempre udite, da sempre riferite. Prodiga notte di pensieri smarriti, rievidenziati dal giallo in corsa
di una podistica cometa. Miniature di vividi arcobaleni imbottigliati in tremule bolle di sapone... Quel che ognuno ritrova di suo fa la diversità,
che questa notte sia, o non sia una festività. L' aurifero prodigio di una tenebra,
sospesa tra ragione e religione
non viene certo meno, se l'emozione brucia per quel che arriva,
per quel che è andato... e và.
eve (testo di evelina ©)
" Io vivo di rimembranze...
ho un cuore immortalato
che onoro con pensieri di alloro... "
Ti chiedo un posto,
un minimo luogo dove abitare... In te, o fuori di te...
Decidi tu, dove albergare la mia anima rampicante e le sue avventizie radici... Fa che tu sia per me il muro dove potermi avvinghiare l'appoggio dove poter crescere, fino ad espandermi
spontaneamente, selvaggiamente... Nutricami dei tuoi pensieri, come fossero linfa vitale, da cui suggere l'acqua e la tua essenza disciolta... Lasciami fiorire, fruttare, fino a seccare... Remoruta, spogliata dal tempo e dalle stagioni, resterò appesa a te, per poi tornare a fiorire di nuovo. Tienimi come unico decoro,
come unico segno di vita oltre alla tua. Incastonata nell'interstizio di un crepaccio,
il più profondo, inciso dal tempo... Quello sarà il mio posto,
il luogo in cui il mio amore per te
ridisegnerà il percorso.
eve (testo di evelina ©)
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