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_____________Battaglia Persa_____________
Sei troppo pieno di te per contenere anche me, c`ho gravida l`essenza pur della tua assenza. Sei sciorinìo volubile di mille bandiere al vento, nèmbifero presagio di vile tradimento. Sei femminìn capriccio che non t`ingentilisce, coriandolo allegorico che il feretro schernisce. Sei paravento inutile, la parodia d`un uomo, vàcuo sciupìo verboso caro il mio "Crisostòmo". Stupida io sono stata a non dare peso al fremito, che la pignatta vuota da pel rumor discredito. Pria ch`io ci ricaschi e triboli, mi costruirò una fròmbola, mirando sull`acchito il tiro, che dovrà far carambola tra testa e cuore, poi ancora viceversa... di chi pur senza sostanza, avrà l`ardire d`una battaglia persa.
eve (testo di evelina©)
Note:
* Crisòstomo: epiteto con cui venivano designati gli oratori particolarmente facondi (G.Crisostomo che in greco significa "bocca d'oro" - Santo, ben noto per la sua eloquenza) * Fròmbola : fionda * Acchito : La posizione del pallino nel gioco del biliardo - ma anche "Di primo acchito"
"C`è un computo anagrafico che quadra raramente, tra maschia progenie, censita inizialmente... al reso che non torna il dì d`estrema unzione, degli Uomini di fatto pè onor di convinzione."
eve (testo di evelina ©)
Ma tu lo senti questo vento caldo che gonfia il cuore e lo spinge in alto come un papavero, rosso e capovolto che par somigli ad una mongolfiera... Lo so che fuori nevica, ma allor cos`è quel cicaleggio brado che s`ode con l`oro delle messi e ch`or riecheggia nel ciel della mia stanza, mentre ti penso e ancora ci ripenso... No, non m`importa comprender la cagione, sarà soltanto una stagione capovolta, che lascia alla ragione il computo del tempo e al cuore un bianco fiore, sbocciato tra le nuvole. Sorrido estatica al solstiziale anticipo e pigramente adeguo la clessidra rovesciandola... Pur sottosopra, c`è tutta la mia vita in un sospiro.
eve
(testo di evelina ©)
Non si può esser saggi in vita, con ancor lo stomaco a digiuno e affamati pure i sentimenti... Finchè la carne duole crocifissa pel chiodo malato d`un pensiero affisso, non basterà il vino dei saggiuoli nè gli alti culmi di florida saggina, per rimpinzar dell'anima le bocche e alar calighe pei nostri passi scalzi.
eve (testo di evelina ©)
Immaginate un bianco fiore, candido e fiero d'esserlo tingersi di rosso e sanguinar del suo dolore, perchè un anticipato inverno l'ha colpito al cuore. Quanto male può l'incomprensione e quanto più ne reca seco quel che frainteso, vien poi mutato in "verità " fasulla, viziata dalla presunzione financo il divenir calunnia. Poco è quel ch'ei può contro la viltà dell'arroganza, contro la miseria di chi pur d'una poesia ne teme i suoni, i colori e le parole... Immaginate un bianco fiore, candido e fiero d'esserlo far nello stesso fascio, malerba molesta assieme alla gramigna... Stolta è quella falce che tra il bene e il male censura in un sol colpo pur la differenza ! Questo è l'errore che fa inver paura e non le parole di chi del proprio cuore si fa garbato messo, ch'ornato tien l'occhiello col bianco puro e semplice d'un fiore.
eve (testo di evelina ©)
____________________Lettera di Sola Andata____________________
Stai lontano da me Cavaliere e Poeta, Ladro soprattutto d'entrambi i titoli, ch' ormai con nessuna fatica potrei smontare con i fatti delle tue azioni che inquinano persino le parole che io ho scritto per te !
Stai lontano da me e cresci! diventa almeno un Uomo impara a non camminare su orme che non t'appartengono ricalcando le mie ispirirazioni, i miei sogni, i miei giochi, persino i miei colori e le mie parole.
Stai lontano da me ed impara ad onorare con la coerenza le parole che svendi e che servono a venderti per quello che non sei. Paludato cavaliere senza onore, che del tuo opimo verbiar lasci all'assenza dei fatti il misero dileggio d'una sterile burla.
Ero riuscita a salvarti nonostante tutto, nonostante la codardia d'avermela fatta alle spalle e non aver avuto poi, il coraggio di dirmelo negli occhi, nonostante l'esserti negato al confronto che mi dovevi.
Ero riuscita a salvare soprattutto il senso di tutte le parole c'ho speso per te, convincendomi di credere che almeno per esse, vi fosse il Paradiso dei giusti propositi, il giardino terrestre dove riposano i sogni deceduti.
Ma non ti è bastato, hai voluto continuare le tue orazioni, senza mai pentirti, senza mai chiedere perdono almeno a te stesso, sostituendo per questo, la veste del Cavaliere per quella d'un errante incompreso persino da compatire, hai procurato dolore pretendendo d'essere curato.
Ero io che stavo male e nessuno m'ha chiesto come stavo, neppure una delle tue tante parole spese per il vento e per altre donne ignare, già condannate a crederti, m'ha mai raggiunta con la presenza d'un coerente affetto.
Io me ne ero accorta di quanto carnacialesca fosse la tua "cavalleria" oh! se me n'ero accorta! Ma ho voluto lo stesso darti un'opportunità, la più preziosa, quella di amarmi e di poterti voler bene per questo. T'ho smascherato ogni piccolo "raggiro" di parole, quando negavi pure di fronte all'evidenza l'infantile verità.
Ora che sei di un'altra, impara a giocare con lei, ricalca le sue impronte, le sue ispirazioni, i suoi sogni, concedile i poetici commenti, almeno quelli ch'è più facile da poter dire on-line e lascia stare per sempre il mio trenino e la brevietà d'un viaggio che mi gira intorno.
eve_lou_nica
testo di evelina © (16/10/2007)
(Questa lettera, è stata scritta dopo un anno di silenzio, lo stesso che cortesemente chiedo a chi legge e a chi con la scusa d'una risposta non richiesta ci voglia poi, aggiornare il proprio Blog... Grazie)

Se tu sapessi com'è salato il mio palato, quando inghiotto un pensiero inzuppato nel latte caldo di ogni mio risveglio, languido ed imburrato dal peccato per non avere te nella mia bocca... Se tu sapessi com'è soffiato il battito del cuore mio, afono e stonato, quando affanna il tempo zavorrato di un blues... Arrangia i giorni, i mesi e gli anni... ed io non ci sto più, neppure nei miei panni. Se tu sapessi l'odore che sospiro ed il colore delle notti in bianco, passate a sceneggiare sogni con cinico puntiglio, per essermi convinta che gli occhi sono chiusi e tutto il resto è la vita che sbadiglio. Se tu sapessi quanto io so di te, sapresti quanto ti amo... e che non ci conosciamo. Sapresti le parole che invento per il vento e dei sorrisi che lascio galleggiare in poca acqua perchè non so nuotare. Se io sapessi che tu sei solo una mia idea, la compagnia di una poesia mai scritta, l'eco fasullo del silenzio nel vuoto di una stanza... Porrei tra i seni un bianco crisantemo, per aver perduto alfine la speranza.
eve
(testo di evelina ©)
Erano di marmo le rose di maggio e desalate le mie lacrime... Era freddo il tuo sonno, mentre asciugavo la carne sudata, stringendo tra i denti il tuo nome e la mano arresa, nella mia... Era un inverno fuori stagione quel dì di primavera, quando ho perso la strada di casa e con essa la Pasqua e il Natale.
eve
(testo di evelina ©)
Come cani randagi vagabondano affamati i miei pensieri, sfrattati dalla ragione, brancolano nel buio quand'è giorno e nell'intermittenza delle stelle, quand'è notte... Reclamano autarchia per questa mia anima gitana, che possa sopravvivere anche sotto un ponte, al crocevia di una stazione dove le vite degli altri vanno e vengono, su binari indaffarati e indifferenti... Il rispetto che il tempo mi deve, stenderà tiepide ragnatele sulla mia assenza, perchè ci son cose che non vanno viste, nè udite, nè destate dal loro sonno. Perchè se sarà ancora primavera, io lo saprò da sola, come una primula di Marzo.
eve
(testo di evelina ©)

Mi chiedevo... Se la vita è solo partecipazione, indipendentemente dall'individuale percorso, più o meno fortunato e fruttuoso, perchè oberarci
con genetica dotazione, del cospicuo peso di coscienza
da portarci dietro... In fondo cosa resta di questo passaggio terreno ? La firma su un libro degli ospiti, che alterna pagine fatte di cielo
e di terra emersa e sommersa... Forse per diventare Dio, egli aveva bisogno di un'opima raccolta
di firme ? Posso arrivare a supporre che tale continuo riciclo di coscienze, possa servire a rendere sempre più agevole ed interessante il postero soggiorno di avventìzi viandanti, si ma a che pro tutto questo ?
Forse, dopo aver conquistato la luna,
ci sarà concesso di conquistare il Paradiso ? Ma se così fosse, Dio (o chi per lui), non teme d'esser spodestato da colui che si avvicinerà troppo al suo Regno? A meno che, non vi sia anche per Lui una limitata temporalità, che a noi appare infinita, ma che invece ha bisogno anch'essa
di un genetico riciclo, tanto rallentato,
quanto incalcolabile dalle nostre coscienze da pallottoliere, che ci fa credere di poter rivivere anche dopo la morte, in un infinito che forse, non ci apparterrà mai,
oppure, apparterrà soltanto a colui che Dio (o chi per lui),
vorrà quale suo successore. Dunque, la vita è la partecipazione di molti,
al servizio di un Unico Supremo Gestore... o forse Gestante... (!?) Speriamo che sia femmina ! Ne comprenderemmo la genetica volubilità di tale scherzo, ai danni delle nostre coscienze illuminate dalle lucciole e non
dalle lanterne.
eve
(testo di evelina ©)
Su palafitte di gelso sopravvivono i miei sogni bacati... Ostinati ed offesi, tessono autarchiche ragnatele di seta trasparente, stringono al cappio ogni parola udita, affabulata e smentita. Poi richiudono il cerchio, celando in fondo il bandolo della matassa. L'uomo di San Lorenzo è già altrove, con le mie stelle cadute ed i suoi baci di Giuda. Gli amori non sono mai facili, intricati dedali spesso senza via d'uscita. Chi ne entra e ne esce nella brevietà d'una estate, calza sandali da spiaggia d'una effimera vacanza. A lui non porgerò l'altra guancia, perchè neppure io sono una Santa.
eve
(testo di evelina ©)

Arrivederci a Settembre...o forse Ottobre
Lei, non sa parlare che di sè, un nuovo racconto che è sempre lo stesso. Dalla cuprea chioma raccolta, il bianco proscenio del suo viso... E' impossibile concentrarsi su quel che dice, il bianco ferisce gli occhi come il baluginio di un coltello... Si resta così, sanguinanti ostaggi della sua luce. Dalla sua bocca spiccano il volo variopinti colibrì di parole, dal becco sottile a suggerti l'anima... a cùpere il nettare del tuo stordimento. Lei, non sa parlare che di sè... e lo fa come una Dea, come una lubrica puttana di Babilonia. Dogmatica verità il suo bianco, ambito coviglio le sue cosce dischiuse, voluttuoso maremoto l'annegante sguardo suo,
inabissante immediatezza... Biancofiore delle mie rosse prigioni, ora che nasco posso anche morire nell'indulgenza del tuo parlare di te, come unica macchia del tuo bianco.
eve
(testo di evelina ©)
Dannevole amore mio... Sangue del mio sangue, profluvio di passione, progenie della mia pazzia... Sei il mio peccato originale, ma non cerco assoluzione, perchè non v'è perdono laddove la ragione stremata, si lascia cadere, sorpassata e vinta dalla folle corsa di un delirio. Eppure c'è il bianco del paradiso nelle tue braccia aperte e l'incensato odore a benedire le tue labbra... La tua fame è ancora appesa al mio seno, ma di fiele è il mio latte. Nutro l'anatema di queste nostre vite, perchè non posso fare a meno di sfamarti, perchè non posso fare a meno di questa orgasmica sublimazione, perchè non ci sarà mai di più oltre questo amore... Ostaggi di noi stessi, incestati in questo letto di mangrovie... Nell'interstizio di un sospiro spero, che se mai la ragione ci ritrovi, abbia la pietà di lasciarci il segreto di un brivido Divino.
eve (testo di evelina ©)
Per un Film che ho tanto amato
Titolo originale: La Luna Regia: Bernardo Bertolucci Anno: 1979
Dopo la morte del secondo marito, cantante italo-americana parte da New York per l'Italia col figlio adolescente Joe, quasi alla ricerca delle proprie radici, cercando vanamente di proporle a Joe perché ci si aggrappi. A Roma scopre che il ragazzo si droga e, nel disperato tentativo di recuperarlo, ha con lui un rapporto incestuoso. Incontro finale col padre del ragazzo. Film sul rapporto madre-figlio e sulla pulsione incestuosa che ne è il sottofondo fantastico, è fondato sul tema della mancanza (della figura paterna, ma anche materna, dunque dell'amore) e sul giuoco di specchi tra realtà e finzione, vita e spettacolo nelle forme del melodramma lirico.
Desertica notte giungi a depascere il mio cielo, determinata, devitalizzi i miei nervi. Detonante il dolore, lascia alla deriva il mio detritico cuore. Despuma il sogno, detronizzato dalla realtà... Desalate lacrime detergono le mie parole e resto vuota come un frutto depicciolato. Devota alla tua tenebra, devolvo a te la desuetudine di questa nudità... Desnudata... desisto.
eve (testo di evelina ©)
Vestita di quello che nascondo... Di attese sotto la gonna, di pudori genetici e pudori raccontati, di pallidi languori imbellettati, di intima seta sopita su malnutriti desideri, di passi affrettati e parole fedeli all' apparenza Vestita di pensieri taciuti, stringati al mattino insieme alle scarpe. Vestita del mio sguardo... il solo, autentico prodotto esposto.
*** Nuda di quello che a te non nascondo di brividi a vergare le mie gambe, di fragili sospiri di cristallo, Nuda di premesse leccate, di un sorriso sulla bocca golosa... Nuda, assetata, affamata, senza neppure più memoria, con occhi vergini respiro lo scirocco del tuo sguardo... Nuda e sudata di vita.
eve (testo di evelina ©)
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Ad ognuno il suo...
( Maya ) ( Maya_li )

Se invece di vivere in questa valle di lacrime vivessimo sulla luna, chissà che fine farebbero le lacrime... Forse risalirebbero tutte a Colui che ci ha voluti quiggiù con il verbo "scendere" da coniugare.
eve (testo di evelina ©)
Averti addosso come un pensiero di primavera... Come un sospiro trattenuto dall'attesa come un sorriso nascosto come l'anticipato gusto dell'aspettativa come un brivido ghiacciato come un desiderio sudato come uno spicciolo nella tasca come uno sguardo assolato come l'ombra di un'aquilone come una canzone come i miei passi di zucchero filato... Averti addosso come un odore, come un colore, come un sapore... Averti addosso... ...e sentirmi più leggera di una briciola di pane.
eve (testo di evelina ©)
Piango le lacrime di uno scempio che non comprendo. Le lacrime di braccia amputate all'abbraccio, le lacrime che strappano la carne dalle ossa, le lacrime di fragili germogli umidi ancora di nascita, offesi da un mefìtico abbandono. Piango la disperazione delle maternità congedate alla ragione e rimesse all' amnesia della disperazione, che non concede neppure il pensiero di uno scampolo di lana per scaldare la probabilità della morte. Piango la forza dei vagiti che urlano alla vita, come se già prima di nascere si conosca la differenza... La vita nonostante tutto... Nutrico con fatica l'ipotesi di una cardiopatica sopravvivenza, pensando a come possa ancora battere un cuore che ha perso la sua metà, a come possa ancora ritrovare i pensieri e i propri passi colei che ha incelofanato e gettato nel disumano nulla la propria maternità. Piango la medietà che non trovo, l'assenza di un angelo disertore non più custode di tesori.
eve (testo di evelina ©)
Ho nel naso l'odore della musica e nello stomaco un agrumato languore, vorrei ballare con te la notte per averti addosso nella lentezza di questo momento. Sorrido... mentre canticchio pensieri leggeri, motivetti bagatellati nel torpore di una tenebra intrisa di melassa. Alle tue braccia aperte ancoro il mio abbraccio mentre le gambe incrociano intimi arabeschi... Svampisce la cognizione di me e del tempo, capovolgo la clessidra e con essa tutto quello che ho intorno... C'è il cielo ai miei piedi liquescenti e il bambagioso bianco delle nuvole, non riesco più a baggiolare le idee... Vorrei ballare con te tutto il blu della notte, sospesa nell'ubriacatura del tuo respiro, alchimia di ritmi e sinapsi... Ancora un giro di note... Ancora un giro di_vino.
eve (testo di evelina ©)
Ho un caratteraccio ! Mi urta tutto ! Credo nell'individualità, ma spesso non sopporto l'originalità, soprattutto se allegorica. Apprezzo la cultura, ma la disprezzo se ostentata, per dire quello che alla fine dicono tutti con parole povere, ma almeno comprensibili. Riconosco la bellezza ed il valore di quello che i "giocolieri di parole" riescono a dire, ma allo stesso tempo detesto sentirlo citare. Per lo stesso motivo non credo nell'esistenza della filosofia. La vita, come la morte, al di la delle modalità e dei percorsi è uguale per tutti, conseguenziali sono i pensieri e le considerazioni di ognuno. Solo perchè qualcuno sa bene descriverli, non da origine a nessuna elaborazione filosofica. Preferisco trovarmela davanti la simpatia e riconoscerla da sola, piuttosto che annessa alle presentazioni. Mi urta tutto ! Persino le vacanze, che somigliano sempre di più a forzati inviti matrimoniali, scomodare armadi, valigie, ed aspettative, per andare a curiosare nei paesi degli altri... Neppure con il gusto di farlo di nascosto, ma sotto l'occhio di bue di un sole con troppe interruzioni pubblicitarie. E poi io non sono curiosa ! Mi fido dei libri di geografia e dei miei sogni. Mi urta tutto ! Non sono affatto ospitale, nè potrei mai stare bene in casa d'altri più di quanto stia bene nella mia. Non rispondo al citofono, perchè non sopporto le improvvisate, ma tanto detesto pure i preavvisi, mi costringono ad inventare scuse per dire che non ci sono tutto il giorno e che è un periodo in cui sono impegnatissima... Si... impegnatisssima è vero ad evitare le rogne. E che dire dell'amica delle elementari che non sò come diavolo abbia fatto rintracciare il mio cellulare, per invitarmi ad una penosa festa di classe... Oddio... Ma perchè invece non pensano a sè stesse e a smetterla di farsi le unghie bianche alla francese ! Per non parlare degli "uomini".... che hanno scoperto le pinzette per le sopracciglia, e finiscono tutti col sembrare imparentati a Mina o nel peggiore dei casi a Moira Orfei... (ihihihihih) Non sopporto i vegetariani, i salutisti, gli ecologisti, gli animalisti, i comunisti, le categorie assolutiste in genere e pure la democratica procedura per cui adesso in chiesa ti ritrovi la vicina di casa che ti legge il sermone e ti offre il corpo di Cristo come se ti offrisse il caffè. E quelli che ti chiedono il titolo dell'ultimo libro letto o del film visto, come se bastassero a darti il diritto di esserci. Chissà come la prenderebbero se gli dicessi dell'ultimo sito pornografico, che per caso mi si è aperto da google e su cui ho trascorso un intero pomeriggio di riflessione su certe "mancanze", ma forse, proprio una certa "sinistra" che detesto mi salverebbe dalle critiche, in fondo per loro tutto o quasi fa "cultura".
(testo di evelina ©)
Ti amo per il rosso che respiro quando sono con te, scarlatta emozione, scaramantica panacea contro l'anatema di sterili ed avvizziti sogni disincantati. Col rosso ti parlo negli occhi inzuppando le parole nel battito liquefatto del mio cuore. Sa di fragola il rosso del sapore che ingoio, mentre come una rosa rossa sboccia la mia bocca sulla tua.. Di vino rosso la mia ubriacatura fermenta il sangue nelle vene Di carta la mia pelle assorbe sulle guance il rossore della mia voglia imbrunita... Regale appare il cielo nella sua porpora ora che il sole addormenta il giorno nella seta di rosse lenzuola.. Ti amo per il rosso che respiri quando sei con me.
eve (testo di evelina ©)
Quando il dolore si fa conoscere ancor prima di saper leggere e scrivere, cresci portando negli occhi le lacrime della tua infanzia... Ti rendi conto di avere un tempo che appartiene solo a te... troppo veloce per un bambino, troppo lento per un adulto. Ti ritrovi con una palla in mano e non sai più con chi giocare... Pensi solo alla difesa senza più accorgerti che sei diventato censore di te stesso. Misoneìstiche barricate chiudono in un cerchio la tua vita e non ti basta la consapevolezza, non ti basta la rabbia, neppure il dolore è più così forte da spingerti a saltare oltre il vuoto di quel che ti è stato tolto. Non ci sono ponti a permetterti il passaggio puoi solo saltare, devi saltare! Un solo podistico salto e sei fuori dal cerchio. Puoi tenerti la palla ma corri... corri.
eve (testo di evelina ©)
Suona per me un violino zigano... malandrino vellichio di note, come un filo d'erba a solleticarmi il collo... Distesa sul fianco dondolo pensieri di zucchero, volluttosa come la marea che si muove gonfiandosi alla luna. Languido preludio di un sogno, adolescenza infinita, non v'è data per certi intimi sorrisi. Il bianco dilatato del mio seno inorgoglisce all'empio sospiro trattenuto. Come miele filante scivola il sonno sui miei occhi... Suona ancora per me quel violino zigano.
eve (testo di evelina ©)
Il vento si muove carico di quel che vortica e sospende con sè... Straccivendolo ambulante canzona soffiando al suo orizzontale passaggio. Mescola odori ed umori, allontana ed avvicina la variabilità dei pensieri... Sciorina le parole come panni stesi ad asciugare Importuna con carezze inattese, imprime sudari calcati sulla pelle. Sbandiera le vesti ai suoi capricci di gloria. Il vento è un carnevale bizzarro, stelle filanti in testa, coriandoli di polvere negli occhi e nella bocca. Applaudono le foglie alla sua forza che sfida il verticale peso della gravità. Ma ci sono pesi invisibili che non mettono mai ali, fili di piombo che ancorano ciascuno di noi. Dicotomiche coscienze
contese da cuore e ragione. Intime correnti emozionali zavorrate dalla consapevolezza... Al vento lascio solo il mio saluto.
eve (testo di evelina ©)
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